Chi siamo

La nostra storia, la nostra bussola.

+20 anni di impegno accanto ai più fragili

Monsignor Antonio Riboldi in abiti vescovili, con il pastorale
Monsignor Antonio Riboldi (1923-2017), il Vescovo degli ultimi, ispiratore morale dei valori del M.E.D.A.Foto: Wikimedia Commons, pubblico dominio.

La nostra storia

L’eredità del «vescovo degli ultimi»

Il M.E.D.A. (Movimento Europeo Diversamente Abili) nasce e affonda le sue radici morali nell’eredità ideale di una figura straordinaria: Monsignor Antonio Riboldi, il «vescovo degli ultimi».

Uomo dal cuore immenso e dalla tempra incrollabile, don Antonio ha speso l’intera esistenza schierandosi senza compromessi al fianco di chi veniva dimenticato, emarginato o calpestato dall’indifferenza delle istituzioni. Dalle baracche del Belice dopo il drammatico terremoto del 1968, dove visse per anni condividendo la sorte dei terremotati e lottando per la giustizia, fino alla diocesi di Acerra, dove sfidò a testa alta la criminalità organizzata lanciando il celebre grido «Per amore del mio popolo non tacerò», Monsignor Riboldi è stato l’emblema vivente di una vicinanza concreta ai più fragili.

«Ai politici bisogna dire: o ascoltate la nostra voce, o non vi votiamo più»

Mons. Antonio Riboldi

La nostra bussola

Uno spirito di giustizia, un impegno concreto

È esattamente questo spirito di giustizia radicale che anima il M.E.D.A. Oggi, raccogliendo quel testimone di coraggio e amore per il prossimo, il nostro movimento trasforma quella spinta ideale in un impegno politico, civile ed europeo concreto. Non ci limitiamo a denunciare le disuguaglianze: pretendiamo che i diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie escano dai margini del dibattito pubblico per diventare il centro dell’agenda politica.

Lottiamo per un’Europa e un’Italia che sappiano rimuovere ogni barriera, fisica e culturale, restituendo a ogni cittadino la pienezza della propria dignità e della propria vita indipendente.

Perché nessuno deve essere lasciato indietro.

Leggi la nostra «Fotografia del presente»

I vertici del Movimento

Chi guida il M.E.D.A.

Le persone che guidano il Movimento e le loro storie.

Ritratto di Maria Riccelli

Presidente nazionale

Maria Riccelli

Sono nata nel 1958, sono sposata e ho due figli. Le mie radici sono in Calabria, una terra a cui devo la mia determinazione, ma la mia vita si è sviluppata al Nord: prima per oltre vent’anni nel Veronese e oggi a Brescia.

«Sono una figlia dell’emigrazione», racconta Maria. «Cresciuta in una famiglia semplice, prima di cinque figli, ho imparato dai miei genitori il rispetto, l’umiltà e il valore del lavoro. Principi solidi che porto nel cuore ogni giorno.»

La svolta nella sua vita arriva 15 anni fa, quando al padre viene diagnosticato l’Alzheimer. Un impatto devastante di fronte al quale Maria sceglie di non rimanere inerme: la sofferenza provata in prima persona trasforma l’empatia che ha sempre avuto in una missione concreta al servizio dei più fragili.

Nel 2007 l’incontro con il M.E.D.A., di cui sposa immediatamente la visione: tutelare non solo le persone con disabilità, ma anche anziani, giovani, disoccupati e chiunque viva una situazione di difficoltà. Da allora mette tutto il suo impegno e il suo tempo libero al servizio del Movimento, guidandolo oggi con passione come Presidente.

Ritratto di Massimo Nigro

Segretario nazionale

Massimo Nigro

Sono nato nel 1967, vivo nella mia amata Toscana, sono sposato e padre orgoglioso di una figlia. La mia storia parte da qui, dai valori con cui sono cresciuto: un’educazione solida, radicata nell’empatia e nella convinzione profonda che tendere la mano a chi vive una condizione di fragilità non sia una scelta, ma un dovere umano.

La mia visione della politica

Faccio politica da tanti anni. Ho un passato alle spalle, ma qualsiasi appartenenza ideologica si è disciolta nel momento in cui ho compreso una verità fondamentale: la vera politica non è di destra né di sinistra, la politica è fare del bene.

Credo ancora fortemente nella politica «vera e pulita», perché resta lo strumento più potente per trasformare concretamente la vita delle persone. Le leggi esistono, è vero, ma per funzionare davvero devono essere scritte e applicate con gli occhi e il cuore di chi la sofferenza e la solitudine le conosce da vicino.

Oggi ricopro il ruolo di Segretario nazionale del M.E.D.A., ed è a questo movimento che dedico con amore tutto il mio tempo libero.

Sia chiara una cosa: non mi troverete mai su una scheda elettorale come candidato. Il mio ruolo è un altro. Amo stare sul campo, a contatto con la gente, per verificare con fermezza che le promesse fatte ai cittadini si trasformino in realtà tangibili. Per me e per la nostra squadra, l’etica non è un’opzione aziendale o un bello slogan: è il requisito fondamentale per fare la differenza.

Se mi chiederete qual è il mio sogno più grande, vi risponderò che la vera realizzazione non risiede nei successi materiali, ma nell’impegno verso gli altri, soprattutto verso chi affronta momenti di difficoltà e ha smarrito il sorriso.

Desidero lasciare un segno di umanità autentica. Voglio essere ricordato semplicemente come una persona leale e onesta, che ha messo a disposizione il proprio tempo per donare conforto e speranza, dimostrando ogni giorno che la gentilezza e la solidarietà possono davvero cambiare il mondo che ci circonda.

Ritratto di Duccio Curione

Dirigente nazionale

Duccio Curione

La mia storia nel M.E.D.A. – Movimento Europeo Diversamente Abili – è iniziata grazie a un’iscritta che mi ha invitato a conoscere questa bellissima realtà. È stato così che ho incontrato la presidente nazionale Maria Riccelli e il segretario nazionale Massimo Nigro, che mi hanno fatto scoprire la storia, i valori e la missione di un movimento nato nel segno della solidarietà e dell’impegno verso le persone più fragili, ispirato anche alla testimonianza di monsignor Antonio Riboldi, il vescovo anticamorra che dedicò la propria vita agli ultimi.

Conoscendo il M.E.D.A., me ne sono innamorato. Non soltanto per i suoi obiettivi, ma soprattutto per i principi che lo animano: dignità, inclusione, diritti e vicinanza a chi troppo spesso viene dimenticato.

Oggi, come dirigente nazionale, sento di avere una responsabilità importante: contribuire a costruire, ascoltare, sostenere e combattere le battaglie di chi ha bisogno di una voce amica.

Ho imparato che un incarico non è un privilegio, ma un dovere; non è un’occasione per ricevere, ma un’opportunità per dare.

Non so quante battaglie affronteremo, ma so perché voglio esserci: perché anche un piccolo gesto può cambiare la giornata, e talvolta la vita, di una persona.

Ringrazio chi mi ha fatto conoscere questa realtà, Maria Riccelli e Massimo Nigro per il percorso condiviso e tutta la famiglia del M.E.D.A. per avermi fatto sentire parte di una missione che oggi sento profondamente mia.

Non sono entrato nel M.E.D.A. per ricevere qualcosa, ma per dare qualcosa di me.

Perché i diritti non sono favori, la dignità non è una concessione e l’inclusione non deve restare una promessa. Questa non è soltanto la mia storia: è una missione che voglio continuare a scrivere, mano nella mano, insieme al M.E.D.A.

Il Comitato direttivo e i documenti ufficiali del Movimento sono nella pagina Atto costitutivo e statuto.

Il Movimento

Un momento del nostro cammino

Delegazione del M.E.D.A. in Piazza San Pietro con le bandiere del Movimento, alcune persone in carrozzina in prima fila
20 maggio 2026, la delegazione del M.E.D.A. all’incontro con il Santo Padre.

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